martedì 29 settembre 2015

Biglietto di sola andata per la Mercé

Questa prima settimana in Spagna é stata con continuo rincorrere treni, saltare su bus, perdere coincidenze e così via. Però dopo questo breve periodo di rodaggio sento che ormai sono una pro del mezzo pubblico spagnolo ( sono uno spettacolo quando timbro il mio abbonamento T-mes, con stampata in faccia la spocchia di chi può viaggiare illimitatamente su qualunque mezzo di trasporto, cosa che ovviamente mi é costata un occhio della testa)

Ogni mattina per andare in tirocinio, dopo essere scesa dal bus, prendo al volo il treno delle 7.56 della Renfe (un tipo di treno simile alla metro che porta fino a Barcellona). Il fatto di scendere sempre alla seconda fermata (Sabadell Nord) non mi permette di scrivere a lungo quanto vorrei è così ogni mattina aggiungo solo qualche riga al post e di questo passo non lo pubblicherò mai.

Da quando io e M. Siamo arrivate in Spagna a Terrasssa siamo già andate diverse volte a Barcellona perché questa, trovandosi a soli 40 minuti di Ferrocarilis da casa, é per noi tutte le sere una grandissima tentazione. 
Per andare a Barcellona da Terrassa conviene prendere la linea S1 Válles-Barcellona del Ferrocarilis (FGC); in poco meno di 40 minuti si arriva direttamente in Plaça de Catalunya, il cuore della cittá.
La Pedrera
La prima gita a Barcellona é stata una sorta di terapia d'urto, l'intento infatti era quello di rendere più concreto nelle nostre teste il fatto che resteremo qui per i prossimi tre mesi, fino ad allora in effetti ci sentivamo un po' come in vacanza. Abbiamo passeggiato per tutto il pomeriggio per le vie del centro avventurandoci fino alla Sagrada Familia e al Parc de la Ciutadella che ci é piaciuto tantissimo. Siamo state fortunate a capitare a Barcellona proprio durante la settimana dei festeggiamenti della Mercé, la Madonna patrona della cittá.
Per questo motivo moltissime vie della città erano addobbate a festa e ugualmente i parchi. Nel parco della Ciudadella, dove tra l'altro ho scoperto aver sede il Parlamento della Catalunya, c'erano moltissime installazioni che ricordavano il mondo del circo (stile ottocentesco) oltre che artisti di strada, roulotte pittoresche dove servivano cibo e tanta tanta gente! Quel primo pomeriggio a Barcellona, proprio come i locali, abbiamo pranzato alle quattro con una delle più buone paelle che abbia mai mangiato (forse era la fame).




La seconda gita a Barça é stata la sera in cui si sono conclusi i festeggiamenti della Mercé; non sapevo che per questa occasione, ogni anno, viene organizzato un monumentale spettacolo pirotecnico (che qui chiamano "piromusical" perché i fuochi vengono sparati a tempo di musica), ma una volta raccolte le recensioni da compagni di università e "colleghi" a lavoro chiaramente morivamo di voglia di andare a vederlo. Così ci siamo accordate con il nostro amico inglese A. (aka al momento il nostro unico amico) con il quale abbiamo vissuto per circa una settimana ospiti da una famiglia sudamericana, e la sera del 24 abbiamo preso il Ferrocarilis per Barcellona. Alla stazione di  Placa de Catalunya abbiamo incontrato altri ragazzi Erasmus e con loro abbiamo preso la metro. Il vagone era così pieno che quando si aprivano le porte dalle banchine la gente cercava di tuffarsi dentro senza riuscirci. Una fermata prima di quella di Placa de Espanya, dove si sarebbe tenuto lo spettacolo pirotecnico, il treno ha inchiodato e in catalano una voce ha invitato tutti a scendere e a continuare a piedi. 
Un fiume di gente si è così riversato nella strada e noi, spingendo un po' di qua e un po di là, siamo riusciti a raggiungere la piazza e a metterci in una posizione abbastanza buona per vedere lo spettacolo (cosa affatto facile considerato quante persone c'erano). 
I fuochi d'artificio sono stati così belli che non ho parole per descrivere quanto fossimo emozionati di essere lì, a goderci i festeggiamenti di Barcellona, spalla a spalla con migliaia di catalani, senza nessun pensiero e senza nessun biglietto aereo di ritorno per l'Italia. 
Un buon inizio direi. 





lunedì 21 settembre 2015

Gegants

Le prime 72 ore in Spagna sono state intensissime e piene di cose da fare, da dire, da imparare.

Siamo partite alla ricerca di un'avventura ed è sicuramente quello che abbiamo trovato, soprattutto perchè non parlando una parola di spagnolo tutti i fatti che sono accaduti da quando siamo in Spagna sono conditi da sonore figure di m..., incomprensioni, disagio, gesti, grida e risate.]

Innanzitutto quando siamo arrivati a Terrassa, la sede del nostro Erasmus, abbiamo sbrigato tutte le faccende legate all'università, amena attività che potrei sintetizzare in poche parole: scartoffie a palate. Poi abbiamo cercato di risolvere a poco a poco tutte le cose più importanti che avevamo da fare come comprare una SIM spagnola con un contratto decente, trovare una sistemazione temporanea e soprattutto una definitiva. 

Per quanto riguarda la nostra "sistemazione temporanea" al momento siamo ospiti di una famiglia peruviana che abita a Terrassa da alcuni anni. E anche se in casa siamo in otto e in bagno c'è un simpatico cartello che ci invita a lavarci solo una volta al giorno (non di più!) in realtà i nostri ospiti sono molto disponibili e ci aiutano tantissimo a cercare casa e con la lingua.
La ricerca della casa infatti non sta andando benissimo... soprattutto per via del fatto che parlando poco lo spagnolo non ci spieghiamo molto bene e chiaramente i proprietari sono un pochino diffidenti nei nostri confronti.
In realtà un paio di giorni fa siamo capitate a casa di una parrucchiera, una tizia di Lima che ci offriva per 200 euro due camerette (che poi si sono rivelate due buchi). Una volta entrate in casa ( molto bella, pulita e ordinata) la tizia ci ha presentato sua figlia, di circa 13 anni, che dopo averci baciato e abbracciato (qui usa moltissimo anche tra sconosciuti) e poi ci ha fatto sedere in sala. Credo che nella mia vita raramente mi sono sentita tanto inquietata da una persone. Oltre al fatto di essere un'armadio di donna (del tipo che con una mano ci avrebbe stese entrambe) mentre parlava ci guardava con uno sguardo intensissimo e veramente raggelante. Il culmine del disagio è stato quando ci ha detto che erano proibite le visite, gli uomini [chicos, zero!], le feste, la musica e che avremmo dovuto comprare ciascuna un detersivo, un rotolo di sacchi della spazzatura e uno sgrassatore.

Gegants
Il fatto di non aver ancora trovato casa si sta rivelando molto stressante perchè sebbene i nostri ospiti siano molto carini, dormiamo pur sempre a casa loro in un letto a castello. 
Quindi, speriamo di avere presto un nostro posto dove stare.


Per fortuna in queste giornate non ci siamo solo dedicate alla ricerca della casa ma siamo anche andate a spasso per Terrassa e Barcellona.
Durante uno dei primi giri per Terrassa ci siamo imbattute in un corteo chiassosissimo di persone con tamburi, campane e strumenti simili a flauti. Tra loro camminavano imponenti figure di carta pesta che abbiamo scoperto chiamarsi "Gegants" - Giganti.
 I Gegants sono "maschere" tipiche catalane alte più di due metri, immancabili nelle manifestazioni cittadine, che in passato rappresentavano il potere delle famiglie più ricche del paese. (Wiki:Giganti e testoni)
Tutti i giganti sono poi confluiti davanti al palazzo del comune di Terrassa dove, al di sotto del porticato, si trovavano nascosti i gegants rappresentanti i "regnanti" del paese. Quando la musica dei tamburi si è fatta assordante i gegants sono sbucati dal porticato e hanno cominciato a ballare elegantemente tra loro.
E' sicuramente stato uno spettacolo eccentrico e inaspettato sotto molti punti di vista tuttavia parteciparvi, sgranando gli occhi ad ogni colpo di scena, è stato decisamente il modo migliore per scoprire la vera natura della città in cui vivremo per i prossimi tre mesi! Pazza, da legare aggiungerei.



venerdì 18 settembre 2015

DAY 1 - ERASMUS


Non andare dove il sentiero ti può portare; vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia.
(Ralph Waldo Emerson)

Appena siamo uscite dal gate l'ho vista, L., bella e sorridente esattamente come l'avevo lasciata quattro anni prima. L. è alta circa 1.60 cm, mora, con i capelli lunghi raccolti con un mollettone, la pelle olivastra, un grande neo sulla guancia e un sorriso bellissimo sempre stampato in faccia. L'ho conosciuta 6-7 anni fa, in una delle lunghe estati passate a Guernsey. Entrambe vivevamo con due famiglie inglesi molto carine che ci permettevano di incontrarci spesso, di andare in spiaggia e di cenare in giro (solitamente con un untissimo "fish and chips"). L. è spagnola, tuttavia, nonostante gli anni che sono passati, e soprattutto la distanza che quotidianamente ci divide, il nostro legame d'amicizia non si è mai dissolto. La complicità che si era creata era tale che un anno L. venne a passare le vacanze in Italia, mentre l'anno successivo le passai io in Spagna, precisamente a Barcellona. 
Da allora sono passati quattro anni, e oggi la rivedo, con lo stesso sorriso che indossava nei miei ricordi, che mi aspetta all'uscita del gate dell'aeroporto di Barcellona. Mi abbraccia, farfugliamo qualcosa in un misto di italiano/inglese/catalano/spagnolo e ci dirigiamo alla macchina. Tutti gli altri ci aspettano per la cena a Tona, una piccola cittadina nell'entroterra della Catalonia dove L. e la sua famiglia vivono e che dista dall'aeroporto più o meno 50 minuti. Appena parcheggiata la macchina eccoli tutti lì, i genitori di L., il suo fidanzato, suo fratello e la rispettiva ragazza. Sono tutti usciti sul vialetto di casa in attesa di baci, abbracci, e di farmi battute spassosissime in spagnolo che però io non capisco e a cui non so replicare. Non importa se non ci siamo mai capiti, non importa se anche questa sera a tavola ho gesticolato come una pazza: il papà di L., la cui loquacità, simpatia, allegria e stravaganza permetterebbero a qualunque scrittore di farci sopra un libro intero, ha esordito con una frase banalissima ma che ha subito accorciato le distanze e dissolto i muri dovuti alla vicendevole incomprensione linguistica "mi casa es tu casa". 
Y entonce? Hasta mañana!